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PAAVO NURMI

Nato a Turku (in quel periodo Abo, capitale della Finlandia) il 13 giugno del 1897. Orfano di padre fin da tenera età, comincia a correre fin da giovane e diventa conscio dei suoi mezzi durante il periodo militare della prima guerra mondiale, vincendo alcune gare tra soldati. Tuttora considerato in Finlandia come la massima personalità di tutti i tempi e protagonista in una delle tante leggende che gravitano su questo mitico personaggio, come sfidante di renne in gare campestri, Paavo Nurmi avrebbe potuto vincere molto di più se non fosse stato privato delle olimpiadi del 1916, non tenute per motivi bellici e della squalifica per professionismo alla vigilia delle olimpiadi di Los Angeles del 1932.
La sua prima grande impresa arriva subito dopo la fine della prima guerra mondiale quando a ventiquattro anni cancella per la prima volta il record del mondo sui 10.000 correndo la distanza in 30’40”2. E così si presenta alle olimpiadi di Anversa del ’20 ove a togliergli il primo piano è lo schermitore italiano Nedo Nadi con le sue cinque medaglie d’oro: comunque per lui sono tre gli ori (10.000, corsa campestre individuale e a squadre) ed un argento che cinge al collo.
Per conquistare la scena olimpica si tratta solo di rinviare l’appuntamento. A Parigi, quattro anni dopo nel ’24, Paavo non sbaglia nulla e porta a casa un totale di ben cinque ori ripetendosi - impresa unica nella storia olimpica - nei 1.500 dopo aver vinto una ora prima i 10.000. E’ un trionfo, comunque meritato, perché intanto tra una olimpiade e l’altra Paavo aveva abbassato ben undici titoli mondiali.
Minuto di statura, di carattere taciturno e introverso, a volte scontroso, aveva un modo di correre molto lineare e costante senza variazioni o allunghi particolari, per cui quando impostava una gara quel passo uniforme lo manteneva dall’inizio alla fine. Da cui il soprannome di “uomo cronometro” da alcuni voluto anche perché soleva correre con il cronometro in mano, per avere sempre un riscontro sui passaggi di gara e perché era diventato lui l’avversario da battere, non tanto i rivali che trovava in pista.
La sua impostazione tecnica, i suoi risultati hanno segnato un’epoca nel mezzo fondo e hanno fatto di lui un uomo scuola. Si cimentava in tutte le specialità e anche nei 3000 siepi riportò successi.
Dopo le olimpiadi di Parigi si porta negli Stati Uniti e su 55 gare di tutti i tipi riportando 53 vittorie (verrà battuto su una gara di mezzo miglio e poi per una gastrite).
Continua a macinare record e ad Amsterdam nel ’28 è ancora oro nei 10.000.
Si prepara meticolosamente per Los Angeles e fino alla vigilia di queste olimpiadi saranno ben 22 i record mondiali migliorati oltre ad altri 10 record, non omologati, ottenuti su distanze non riconosciute dalla Federazione internazionale, mentre le medaglie olimpiche daranno un totale per lui di nove ori e tre argenti.
Ma fin dalla fine delle olimpiadi di Parigi viene ingaggiato con lauti compensi per partecipare a corse un po’ ovunque: ne deriva la squalifica per professionismo e la sua esclusione ai Giochi di Los Angeles è inevitabile, quando Paavo si trovava già in California.
Come professionista gira il mondo vincendo un po’ ovunque, ma il suo carattere introverso e la sua natura schiva lo rendono ancora più sfuggente e riservato.
E dopo aver vinto per l’ennesima volta il titolo finlandese nel ’33 (il presidente della Repubblica finlandese, Urho Kekkonene lo aveva reintegrato) si ritira dallo sport vivendo in modo isolato e appartato, oppresso anche da gravi malattie che lo renderanno parzialmente cieco.
Sarà ancora protagonista una ultima volta, quando come teoforo comparirà dalla porta della Maratona allo stadio di Helsinki, all’apertura del Giochi Olimpici del ’52 per accendere il braciere olimpico, coperto da prolungati applausi..
Muore al Helsinki il 2 ottobre 1973, e gli saranno riservati funerali di stato.
In sua memoria verranno erette due statue: una nella sua Finlandia nei dintorni dello stadio di Helsinki a l’altra – unico atleta - nel parco dello sport del Museo del CIO di Losanna.