Figlio d’arte, nasce a Livorno il 9 giugno 1893, e fin dalla più tenera età viene immortalato in alcune foto, con il fioretto in mano, presso il circolo “Fides”, fondato dal padre, burbero e rozzo brigadiere dei pompieri, che sarà anche il suo allenatore e da cui non avrà nessun trattamento di favore durante gli allenamenti.
A 15 anni comincia ad affermarsi e a diventare popolare vincendo una prima gara internazionale.
Arrivano le olimpiadi di Stoccolma del 1912 e Nedo non è fortunato in quanto una indisposizione gli rende impossibile la partecipazione in tutti le armi: scende in pedana solo nel fioretto ed è subito oro.
Intanto scoppia la prima guerra e Nedo, anche se poteva essere esentato in quanto ormai famoso ed impegnato ai primi livelli nel mondo dello sport, vi partecipa. Anzi ne uscirà pluridecorato e sarà uno dei primi ad entrare in Trento al momento della liberazione, come tenete di cavalleria nel reggimento Alessandria.
Si avvicinano le olimpiadi de Anversa del 1920 e Nedo si presenta al massimo della forma dopo aver vinto una serie di gare importanti. Anzi di questa squadra olimpica – che comprende ben 5 livornesi su 18 – ne sarà l’anima facendo come una sorta di “capitano-giocatore”.
Si iscrive alle sei gare e gli avversari sono subito stracciati nelle tre gare a squadre. c
Vince l’oro nel fioretto, in quell’arma che lo aveva visto trionfare nell’ultima olimpiade, prima della grande guerra.
Ma anche qui la fortuna non gli è amica in quanto un attacco intestinale lo rende debole e febbricitante e lo costringe a disertare il torneo di spada.
Si presenta in pedana nella sciabola e qui in finale si trova di fronte il fratello Aldo, più giovane di lui e con il quale – forse invidioso dei successi di Nado – non aveva mai avuto buoni rapporti.
La seconda medaglia d’oro individuale è ancora sua dopo aver stracciato il fratello per 33 stoccate a favore con 3 contrarie.
E’ un trionfo in quanto mai nessuno aveva portato a casa cinque ori in questa specialità olimpica.
Celebre il dialogo tra re Alberto e Nadi durante la consegna della terza medaglia d’oro, quando il re lo salutò in modo scherzoso dicendogli ”ancora qui signor Nadi?” cui prontamente Nedo rispose ”con il permesso di Vostra maestà, conto di tornare ancora da Lei!” cosa che in realtà poi avvenne per altre due volte.
Ormai celebre, al termine delle olimpiadi si dedica al professionismo e gira il mondo ingaggiato, con lauti compensi, in tornei internazionali.
Si ferma in Argentina come maestro di scherma nel prestigioso Jockey Club di Buenos Aires.
Ma la salute, che sempre era stata il suo tallone d’Achille, non lo aiuta e deve rientrare qualche anno dopo in Italia, colpito da una malattia di cui non si sapranno mai le origini.
Ma non si dà per vinto. Combatte ancora in pedana e nel 1930 ad Anversa, in quella città che lo aveva visto ai massimi trionfi, vince in terzo titolo mondiale di scherma per professionisti, battendo in finale il francese Lucien Gaudin, che, grazie all’assenza di Nedo, aveva conquistato due ori alle olimpiadi di Amsterdam del ’28.
Ormai stanco decide di ritirarsi; ma pressioni ai massimi livelli (sembra sia intervenuto addirittura il Duce) lo fanno ritornare sui suoi passi. Diventa commissario tecnico della squadra nazionale che sotto la sua conduzione nei giochi olimpici di Los Angeles del ‘32 porta a casa tre ori e tre argenti.
Viene eletto Presidente della Federazione e vi rimane finché, colpito da un ictus, non viene raggiunto dalla morte, all’ età di 46 anni, il 28 gennaio 1940.
Nedo Nadi, ricordato da tutti come uomo leale e corretto sia nelle vita che nello sport, resta uno dei personaggi più carismatici del mondo sportivo. Sicuramente assieme a Paavo Nurmi è il più grande atleta del mondo a cinque cerchi. Dotato di classe e destrezza, affinate dai duri allenamenti imposti dal padre, ha saputo regalare emozioni palpitanti in una specialità difficile e combattuta, che anche in quei tempi presentava avversari agguerriti e ben preparati in tutto il mondo. E anche il suo medagliere avrebbe potuto essere molto più ricco se non gli fosse stata preclusa l’olimpiade del ’16 per motivi bellici, se avesse avuto salute meno cagionevole e se non avesse voluto entrare tra i professionisti a soli 28 anni.