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FLORENCE GRIFFITH

Nasce a Los Angeles il 21 dicembre del 1959, ultima di una nidiata di ben 11 figli.
Dopo essersi messa in mostra con risultati importanti fin da giovane, lascia l’atletica per lavoro, dovendo collaborare al mantenimento della famiglia. Riprende lo sport, seppure durante il tempo libero e si fa definitivamente notare a 18 anni, correndo i 100 in 10”86 e abbassando così il record del mondo - 10”88 - risultato però mai omologato per vento a favore. Entra subito nella squadra nazionale americana e arriva quarta ai campionati del mondo dell’83 di Helsinki, buon presagio per i giochi olimpici di Los Angeles. La sua preparazione, per queste olimpiadi che si terranno nelle piste di casa, avviene a tempo pieno, ed è estremamente meticolosa. Intanto trova in Greg Foster, primatista mondiale dei 110 ostacoli, il suo compagno di vita. Ma in quelle che dovevano essere le sue olimpiadi non arriva prima, ma subito dietro a Valerie Brisco-Hooks, altra atleta a stelle e strisce.
Profondamente amareggiata lascia lo sport e ritorna al lavoro con un comodo posto in banca. Ma il suo allenatore Bob Kersee, marito di Jackye Joyer, eptathleta americana, riesce a riportarla in pista per allenamenti a tempo pieno presso l’U.C.L.A .
Due anni dopo, tra il 1986 e il 1987 lascia Greg Foster per unirsi, più tardi anche in matrimonio, con Al Joyer, fratello di Jackye, che aveva vinto l’oro nel triplo a Los Angeles.
Trova un equilibrio che prima non aveva e conscia dei suoi mezzi si allena in maniera caparbia e ostinata, e già ai Mondiali di Roma dell’87 mostra le sue capacità arrivando seconda sui 200 dietro alla tedesca Silke Gladis
Si avvicinano le olimpiadi di Seoul ’88 e ai Trias americani (le gare che delineano la squadra americana in vista dei Giochi Olimpici) scende in pista sui 100 decisa a far valere la sua superiorità e, dopo aver segnato in batteria un 10”60 ma con vento, in finale chiude - in assenza di vento - con un 10”49 che abbassa di quasi tre decimi il record precedente (10”76) e che apparteneva alla sua compagna Evelyn Ashford.
E’ un tempo strepitoso che fa nascere alcuni sospetti su questa atleta che nel giro di poco tempo aveva aumentato la sua muscolatura e le sue capacità psico-fisiche in modo anomalo.
Arrivano le olimpiadi di Seoul, le olimpiadi ove il fenomeno doping risulta protagonista facendo squalificare atleti come Ben Johnson, il canadese recordman dei 100, che aveva privato della vittoria Carl Lewis. Florence non si fa intimorire dalle critiche e consapevole anche degli errori passati, si supera e mette al collo ben tre ori (100, 200, Personaleetta 4x100) ed un argento (Personaleetta 4x400) segnando nei 200 il nuovo record del mondo con 21”34 e che apparteneva alle tedesche Koch e Drechsler con 21”71. Anche nei 100 il tempo è strepitoso (10”54) - secondo tempo mondiale dopo quel 10”49 ottenuto sempre dalla Griffith nei Trias – ma non sarà omologato per vento.
Atleta elegante e seducente, che soleva portare anche nei campi di gara la sua avvincente femminilità presentandosi spesso con acconciature ricercate anche al limite della provocazione, e che tutti ricordano per le unghie dipinte a più colori, viene consegnata alla storia dello sport per questi due risultati eccezionali che hanno inciso profondamente il mondo dell’atletica femminile.
Compiaciuta e ben conscia di quanto realizzato, coperta di onori e di… dollari, anche probabilmente per sfuggire ad accuse e critiche sempre più pressanti da quanti la consideravano tonificata in modo innaturale, colpita anche da una forma di crisi epilettica, Florence Griffith Joyer abbandona, appagata, il mondo dello sport.