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EMIL ZATOPEK

Nato a Koprivinice, in Moravia, Cecoslovacchia, il 19 settembre 1922 in una numerosa famiglia di umile origine, ove il padre faceva il calzolaio, mettendosi in mostra agli Europei del 1946, arrivando quinto nella finale dei 5.000. Ma due anni dopo alle olimpiadi di Londra ’48 porta a casa subito due medaglie: una d’oro nei 10.000 e l’altra d’argento nei 5.000 (ove non serve un finale entusiasmante per recuperare sul vincitore Reiff lasciato andare in fuga praticamente all’inizio della gara). E’ l’inizio della sua legge che detta fino ai Giochi Olimpici di Melbourne del 1956.
Soprannominato “la locomotiva umana” o “uomo cavallo” aveva un modo do correre alquanto particolare che nulla aveva in comune con l’altro grande mezzofondista nordico Paavo Nurmi. Sempre con il volto sofferente, piegato da un lato con una espressione tra il dolorante e l’angosciato, Emil ottenne tutti i suoi innumerevoli record grazie al suo fisico eccezionale ma anche grazie ad una preparazione meticolosa e massacrante.
Aveva cominciato tardi, intorno ai vent’anni ma la sua ferrea volontà gli aveva permesso di recuperare su tutti. Era solito allenarsi con prove e metodi sovrumani (il suo era moto “la corsa come abitudine”), caricando il suo fisico in modo tale, per cui la gara diventava per lui una passeggiata. Lo stile non era né fluido, né agile, e nemmeno lineare; il passo quasi strascicato con andatura poco ritmica e con braccia attaccate al corpo in modo innaturale, Emil Zatopek fu l’inventore dell’interval-trining (serie ripetute di 400 metri intervallate da 200 metri di recupero). Con questa innovazione e con allenamenti di quattro ore al giorno, soleva stroncare gli avversari con una serie di continui allunghi e cambi di ritmo cui pochi resistevano.
E così si presenta alle olimpiadi di Helsinki del ’52 consapevole delle sue grandi possibilità. E nella patria di Paavo Nurmi, l’eroe finlandese di trent’anni prima, in una settimana conferma la sua ferrea legge compiendo una impresa smisurata, vincendo l’oro - unico nella storia di sempre – nei 5.000, nei 10.000 e nella maratona. Mentre, come contorno, nello stesso giorno della maratona, la moglie Dana si cinge di oro nel lancio del giavellotto.
E’ una impresa storica che lo consegna tra i grandi dello sport.
Nella sua carriera resterà imbattuto nei 10.000 per ben sette anni, dal 1948 al 1954.
Prima delle olimpiadi di Melbourne del ’56, ove ormai trentaquattrenne concluderà la sua luminosa carriera con il sesto posto della maratona, ancora un fatto eccezionale: seppure in tempi ristretti e concentrati su due giorni di gare, come nel canto di un cigno abbatte per l’ennesima volta i record dei 5.000 e 10.000 portandoli rispettivamente a 13’57”2 e a 28’54”2.
Al termine delle sua carriera si è ritirato nella sua Praga ove trasmette, espansivo e estroverso come sempre, l’entusiasmo dello sport e la sua esperienza a molti giovani.