Nasce a Birmingham, in Alabama, l’1 luglio 1961. E a dodici anni, premiato niente meno che dal carismatico Jesse Owens, l’atleta che aveva mandato in crisi Adolf Hitler per avere vinto ben quattro medaglie olimpiche a Berlino nel ‘36, decide di dedicarsi all’atletica, prefiggendosi di battere i record di Owens.
E così cominciano il suo impegno e la sua ascesa.
Dopo essersi messo in mostra più volte (a 17 anni raggiunge i 7,85 nel lungo e i 10”5 nei 100) approda all’università di Houston ove viene allenato da Tom Tellez, noto per la sua pignoleria e accuratezza che sfiorano la pedanteria.
Già nell ’81 porta i suoi 8,62 a 8,79 e raggiunge i 100 in 10” netti..
Conscio delle sue possibilità, nell ’83 - un anno prima delle olimpiadi di Los Angeles - vince tre ori nei Mondiali di Helsinki: 100, 4x100 e lungo.
E così l’anno seguente corona il suo sogno. Durante le olimpiadi americane (mancano però gli atleti dell’est, per boicottaggio), dopo essere sceso in pedana ben tredici volte in nove giorni, eguaglia il record di Owens e porta a casa ben quattro ori: 100, 200, Personaleetta e lungo, entrando nella leggenda.
Atleta ormai affermato, fuori del comune, a volte anche strambo e curioso, si fa notare non solo per i suoi risultati eccezionali ma anche per la eccentricità. Si dedica alla musica e alla moda, aiutato anche dal suo fisico quasi perfetto (un metro e ottantotto per ottantotto chili) che quando può mette in giusto risalto.
E queste sue molteplici attività, non tutte andate a segno, lo portano ad una sorta di arroganza, che lo rendono poco simpatico non solo al pubblico ma anche ai suoi compagni. Dirà di lui Larry Myricks, argento ai mondiali di Helsinki: “si, è un campione eccezionale, ma non potrà mai essere un amico!”.
Atleta integro, che ha dovuto anche combattere ad armi impari contro un altro atleta che, comparso in quel periodo, aveva cominciato ad offuscare la sua potenza: Ben Jonhson, il giamaicano, naturalizzato canadese, poi squalificato per doping.
Durissimi gli scontri tra i due con Carl che disprezza apertamente, anche con insulti, l’atleta canadese, consapevole degli aiuti illeciti di quest’ultimo.
Già nel ‘87 a Roma ai campionati mondiali sarà proprio Jonhson a soffiargli la vittoria, e l’anno dopo sarà ancora beffato dal canadese alle olimpiadi di Seul sui 100. Ma l’indice alzato di Ben, che vuole indicare di essere il numero uno (accreditato anche di un incredibile 9”79, nuovo record mondiale), durerà poco perché la squalifica per doping arriva il giorno dopo e la medaglia di oro sarà giustamente consegnata a Lewis (con nuovo record mondiale 9”92).
Ma qui a Seul la sorte non gli è amica. Già la medaglia dei 100 non gli era stata consegnata sul campo e nei 200, pur ottenendo il suo miglior tempo (19”75), è secondo dietro quel fenomeno effimero che sarà De Loach; vince invece nel lungo, ma nella Personaleetta un cambio male riuscito lo relega al quarto posto.
Insegue il record del lungo; ma nonostante il suo impegno questo record crolla, dopo oltre 10 anni - apparteneva a Bob Boan con 8,90 - per merito di Mike Powell ai mondiali di Tokyo del ’91, ove Lewis, dopo una gara tiratissima e disturbata dal vento, risulta secondo a soli 4 centimetri da Powell.
Ma qui però si toglie una grossa soddisfazione: sui 100 batte il record del mondo del suo compagno di allenamento Leroy Burrell. In una finale storica, in cui ben sei atleti segnano un tempo sotto i 10”, Lewis, con la sua caratteristica accelerazione, schizza dai blocchi come un felino e mette tutti in riga fissando il nuovo record in 9”86! E qui a Tokyo chiude in bellezza mettendo al collo anche l’oro della Personaleetta 4x100.
Ancora la sorte non gli è amica nel ’92 quando, per una misteriosa malattia, non si presenta in forma ai Trias olimpici e viene escluso dalla squadra olimpica sia dei 100 che dei 200.
Ma alle olimpiadi di Barcellona ‘92, nonostante tutto, ancora due ori: nel lungo ove si riprende la rivincita su Powell battendolo per 3 centimetri e nella Personaleetta 4x100, accreditato nella sua frazione di un 8”85!
Non più in gran forma ma grazie al suo fisico eccezionale, partecipa - anche se non sempre risulta tra i primi - ai meeting mondiali più importanti, onorando comunque i suoi impegni, con prestazioni oneste, scevre da qualsiasi sospetto, cosa che non avveniva per alcuni dei suoi avversari, calpestando le pedane di tutto il mondo per quasi 15 anni.
Non smette però si stupire e passa definitivamente alla storia nelle olimpiadi di Atlanta del ’96 ove, qualificatosi a stento, per la quarta Olimpiade vince il salto in lungo eguagliando in record del discobolo Al Oerter, pure lui quattro volte oro olimpico!
Sicuramente gli otto ori e un argento alle olimpiadi, gli otto massimi titoli e i due secondi posti ai campionati mondiali, con i vari record del mondo più volte abbassati, fanno di Carl Lewis un atleta stellare.